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Nasce l’Associazione Amici del Convitto Nazionale.
Si è svolta nei giorni scorsi, negli storici locali del noto istituto romano, l’assemblea costitutiva dell’Associazione Amici del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II. L’associazione, formata prevalentemente da ex alunni, ha visto incontrarsi, di fronte al Rettore sig.ra Rosella Puzzuoli ed al Commissario Straordinario dott. Antonio Rotondo, un piccolo ma dinamico gruppo di circa quindici ex studenti. Il gruppo dei soci fondatori, tutti usciti dai solenni portoni del Convitto Nazionale di Roma, copre
un arco temporale che va dal ‘39 all’’81. Ci sono padri e figli e ben tre generazioni di ex studenti che devono la loro prima formazione al prestigioso istituto.
L’Associazione, che ovviamente non ha scopi di lucro, ha invece lo scopo, come recita l’atto costitutivo, di “rafforzare i vincoli di solidarietà sorti nell’adempimento del comune dovere tra gli ex convittori e gli studenti”.
Questo vorrà dire che l’Associazione ed i suoi associati cercheranno per prima cosa di conservare e tramandare la storia e le vicende dell’istituto al fine di difenderne le caratteristiche peculiari. Ne valorizzeranno le tradizioni e gli elementi distintivi di strumento formativo della cultura e della personalità dei giovani studenti.
Uno dei primi progetti sarà quello dell’istituzione di borse di studio da destinarsi ad alunni meritevoli e bisognosi, nello spirito di solidarietà di far emergere chi, oltre al proprio impegno e talento non avesse le adeguate possibilità.
E poi ancora, assicura il Presidente dell’Associazione dott. Antonio Rotondo, nasceranno iniziative culturali, artistiche, sportive e ricreative che avranno lo scopo di valorizzare al meglio le già eccellenti tipicità della celebre scuola.
Cosa ha mosso questi ex ragazzi, oggi stimati professionisti, a muoversi in questa direzione, volendo fortemente la costituzione ufficiale di un’associazione come questa? Cercando, e trovando, grazie al Rettore Puzzuoli, una ufficialità dell’istituto stesso? Impegnandosi a dedicare parte del loro tempo, oggi sempre più prezioso, a questo progetto?
Forse un debito nei confronti di quelle vecchie mura… Un debito verso quell’istituto così austero e rigoroso ma che così tanto, evidentemente, ha lasciato nel cuore di questi uomini e queste donne.
Il riconoscimento, maturo, di quanto quella scuola, il suo corpo insegnanti, il suo stile e l’atmosfera che vi si respirava, abbiano contribuito a formare gli uomini che sono diventati oggi.
Ed ecco che l’impegno e l’onere di lavorare per trasferire in maniera diffusa questi valori diventa, in un soffio, un onore.
Sabina Cupi
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